Storia

Storia dello Sci Club Cairese

Come fondatore dello Sci Club Cairese in quel lontano settembre del 1973, con la preziosa collaborazione di appassionati dello sport della neve, sono stato recentemente invitato a fornire notizie sulle origini di tale iniziativa per poterle divulgare a mezzo stampa. Non c’è da meravigliarsi se mi trovo di fronte ad un dubbio amletico, perché la mia passione per lo sci risale alla metà degli anni venti, quando, ancora ragazzino, incominciai a dedicarmi alacremente a tale sport. Iniziai con un paio di sci che mi fece il bravissimo falegname GIOVANNI CIELO che aveva una falegnameria in una viuzza di Cairo centro. A quell’epoca, abitavo ancora in Bragno e in quegli inverni allora tanto innevati, trascorrevo molto del mio tempo libero a sciare negli ampi pendii vicino a casa, dove, agli inizi degli anni trenta, in prossimità degli stessi e ricoprendone anche una buona parte, sorse lo stabilimento dell’ITALIANA COKE. Nel frattempo, la mia famiglia si trasferì a Cairo Montenotte. Qui, con altri miei carissimi amici, molti dei quali scomparsi da tempo, ripresi a fare attività sciistica sui pendii della Bastia e, molto più sovente, nella ripida conca che fronteggia l’ex stabilimento della Montecatini. Raggiungevamo questi luoghi a piedi trasportando gli sci sulle spalle. Allora, non avevamo la più pallida idea di cosa fossero gli impianti di risalita, e salire fino alla vetta, non era cosa da poco. In discesa poi facevamo numerosi ruzzoloni, ma così presi dalla nostra passione non ci preoccupavamo più di tanto. Nel febbraio del 1937, dopo i campionati provinciali svoltisi al PREL oggi PRATO NEVOSO), fui inviato con il sig. Magliano di CARCARE, i GRISSI ed i PULCINI di SAVONA, ai campionati NAZIONALI di SCI che ebbero luogo a SAN CANDIDO e DOBBIACO. Come ligure, me la cavai senza pretese di rivaleggiare con quei giovani che vivevano in prossimità di località sciistiche dell’arco alpino, in quanto di fronte a loro, eravamo veramente dei novizi. Poi la chiamata alle armi e lo scoppio della seconda guerra mondiale mi costarono la lunga odissea africana. Addio neve, addio sci, ma nell’andare verso la cattività, vidi per qualche ora, in quel limpido cielo azzurro, sia pur in lontananza, l’incantevole bianca vetta del Kilimangiaro (m 5895 di altezza), che risvegliò in me tutti i più bei ricordi dello sci. Poi nei cinque anni e mezzo che dovetti restare in Kenya, ecco l’altra bianca cima di m 5200 con lo stesso nome di quel paese, che visibile sia pur in lontananza dall’alba al tramonto, guardavo anche per poco tempo ogni giorno. Ciò serviva a distrarmi dalla tristezza di quegli anni sognando, chissà, di riprendere un giorno quell’affascinante attività. E nelle prime settimane del 1948, ancora scapolo, la cosa si avverò. Da Cairo M. non c’erano pullman per raggiungere San Giuseppe in quelle domeniche mattina. Qui si poteva salire su quello che veniva chiamato il TRENO BIANCO. Esso era affollato da appassionati dello sci che venivano da Genova e da altre località della Riviera ed era diretto a Mondovì. Io convinsi mio fratello Remo, anche lui prematuramente scomparso, a seguirmi a piedi con gli sci sulle spalle. Questo era per me una cosa normale e a San Giuseppe salivamo su quel treno in cui molte persone sonnecchiavano. Una volta a Mondovì salivamo sui pullman per raggiungere Frabosa Soprana. Qui, come venni prontamente a sapere, invece di fare la coda all’unico skilift, andavamo in seggiovia alla BAITA delle Stelle sulla vetta di Monte Moro e raggiungevamo il vicino PREL sempre con gli sci in spalla, in quanto la stretta strada innevata era tortuosa e tutta fiancheggiata da rocce. Nell’ampia conca del Prel c’erano due impianti di risalita ed un vecchio caseggiato, che era più o meno lo stesso degli anni prebellici, ma che, internamente, aveva una grande sala in cui si poteva pranzare. A qualcuno potrebbe venire in mente la domanda “Perché lo Sci Club Cairese non venne fondato in quegli anni ?”. La risposta sarebbe anche troppo facile. Riflettendo sulla situazione di quei tempi non esistevano sicuramente le condizioni per poterlo fare. Le famiglie in possesso di un’automobile erano a quell’epoca mosche bianche e pochi erano i Cairesi che alla domenica mattina si univano a noi. Alcune testimonianze storiche dello Sci Club Cairese…